Ghironda e marionette
Probabilmente l’uso delle marionette a tavoletta risale al Medioevo, come sistema «a filo», anche se lo studioso Yorick, nel capitolo sui burattini in Roma antica del suo lavoro Storia dei burattini, scrive a proposito di fantoccini infilati a una cordicella tesa fra le ginocchia dell’operatore, il quale suonando uno strumento li faceva ballare.
La tecnica consiste nel far danzare su una tavoletta di legno due marionette, quasi sempre maschio e femmina, collegate a un filo orizzontale che, partendo da una colonna inserita nella tavoletta, passa attraverso il loro petto e si allaccia alla gamba del suonatore. Questo tipo di spettacolo era diffuso in tutta Europa, dall’Inghilterra al Sud Italia: la variante era lo strumento utilizzato — cornamusa, ghironda, tamburino con flauto e, in Sud Italia, la zampogna. Abbiamo diverse descrizioni e raffigurazioni sull’argomento.
Gerolamo Cardano, nella sua cinquecentesca opera De Varietate Rerum, dice di aver visto «due siciliani che operavano meraviglie per mezzo di due fantocci infilati per il petto in medesimo filo che li attraversava ambedue ed era fermato da una parte a una statua di legno e dall’altra legato alla gamba del giocoliere che col ginocchio li faceva ballare».
Lorenzo Lippi nel Seicento: «…così fan talor due fantoccini, al suon di cornamusa per Firenze, che l’un incontro all’altro si vede, mosso da un filo che tien chi suona al piede.»
Charles Magnin in Storia delle marionette in Europa parla di burattinai vagabondi in Spagna e Portogallo, scrivendo che ce ne sono «di quelli [riferito alle marionette] che vengono fatti danzare su una tavoletta, col piede o col ginocchio al suono di uno strumento».
Ernest Maindron, nel suo scritto di metà Ottocento Marionettes et Guignols, raccontando strade e piazze di Parigi, cita giovani piemontesi con le loro «marionettes à la planchette» suonando la ghironda o il tamburino con flauto.
Nell’antologia di F. Bourcard (Usi e costumi di Napoli, 1853) si legge: «Un zampognaro sopra una tavola colloca due burattini sospesi a una cordicella, di cui una estremità è ad un palo di legno confitto alla tavola e l’altro alla gamba del zampognaro, che fa ballare in varie guise i burattini».
Proprio dai vari dipinti, stampe e litografie è interessante notare la sistemazione delle marionette — il ballerino sempre dalla parte del suonatore — e lo strumento utilizzato.
William Hogarth, artista inglese, in una stampa del 1733 raffigura un suonatore di cornamusa con marionette a tavoletta alla Southwark Fair.
Ulteriori raffigurazioni si trovano in:
- dipinto francese di J. B. Lallemand, 1765, suonatore di cornamusa e marionette;
- Dumont Le Romain, stampa del 1739, zampognaro e marionette;
- Pietro Longhi, Venezia, dipinto 1750, suonatore di cornamusa e marionette;
- Louis-Léopold Boilly, dipinto 1812, suonatore di ghironda e marionette;
- Baptiste, litografia 1829, suonatore di ghironda e marionette;
- J. T. Smith, stampa 1839, suonatore di tamburino e flauto e marionette;
- Giovanni Dura, litografia 1833, zampognaro e marionette;
- Edmund Berninger, acquerello 1843, zampognaro e marionette.
Il materiale di raffigurazioni continua nella creazione di autori anonimi; comunque risulta che verso la seconda metà dell’Ottocento era un’arte che stava scomparendo — musicisti girovaghi che si esibivano in fiere e feste per vivere, portando divertimento, un’altra parte del mondo popolare.
